
L'esemplare di tartaruga MJSN CRT007-2, appartenente alla specie Plesiochelys bigleri e trovata in rocce del Giurassico.
La figura mostra il posizionamento sul carapace del piede di un sauropode.
In questi giorni sta tornando a circolare molto sui social una curiosa notizia paleontologica: una tartaruga marina di 150 milioni di anni fa sarebbe stata accidentalmente schiacciata da un gigantesco dinosauro sauropode. La notizia ha il fascino di una fotografia del passato, capace di raccontare un istante preciso della vita sulla Terra. In realtà la scoperta non è recente: risale al 2019, quando un gruppo di paleontologi svizzeri pubblicò lo studio di questo straordinario fossile.
Il protagonista è un esemplare della tartaruga marina giurassica Plesiochelys bigleri, rinvenuto durante gli scavi del progetto Paléontologie A16, nato in occasione della costruzione dell'autostrada Transjurane nel Canton Giura, in Svizzera. Questi scavi hanno portato alla luce uno dei più importanti siti europei di impronte di dinosauro del Giurassico superiore, con migliaia di tracce lasciate da grandi rettili, tra cui sauropodi e teropodi.
Il fossile della tartaruga presenta una caratteristica sorprendente: il carapace è deformato e schiacciato in modo compatibile con una forte pressione esercitata dall'alto. Inoltre, il reperto è stato trovato in un livello di roccia contenente numerose impronte di grandi sauropodi. Per questo motivo i ricercatori hanno proposto un'interpretazione affascinante: un sauropode potrebbe essere passato proprio sopra la tartaruga, rimasta sul terreno fangoso di una piana tidale.
Naturalmente, la paleontologia richiede prudenza. Non possiamo sapere con assoluta certezza se la tartaruga fosse ancora viva nel momento dell'impatto. Potrebbe essersi trattato di un animale già morto o rimasto intrappolato nel fango, successivamente calpestato dal passaggio di un dinosauro. Gli autori dello studio, infatti, parlano di una possibile traccia di calpestamento, non di una prova definitiva dell'evento, ma è proprio questa cautela che rende il ritrovamento ancora più interessante. Una tartaruga che attraversa un ambiente costiero, un enorme sauropode che percorre una distesa fangosa, un'impronta che rimane impressa nel sedimento e un guscio deformato dalla pressione di un piede pesante molte tonnellate: tutti questi elementi, conservati insieme, permettono ai paleontologi di immaginare lo scenario più plausibile.
Il ritrovamento ci ricorda dunque quanto siano preziosi i fossili associati alle tracce. Un osso isolato può raccontarci molto sull'anatomia di un animale, ma una relazione tra un organismo e il suo ambiente può rivelare aspetti del comportamento, dell'ecologia e delle interazioni tra specie diverse.
Dopo 150 milioni di anni, quella sfortunata tartaruga è diventata qualcosa di molto più importante di una semplice vittima di un "incidente": rappresenta un momento, congelato nel tempo, della vita quotidiana al tempo dei dinosauri.
Simone Maganuco