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Zombie, vampiri e dinosauri velenosi: gli orrori della preistoria

La natura può essere più inquietante della fantasia. Funghi capaci di parassitare gli insetti, zecche che succhiavano il sangue dei dinosauri e predatori cinematografici dotati di armi che, forse, non hanno mai posseduto. Questa volta approfittiamo della ricorrenza di Halloween per accompagnarvi in un viaggio fra alcuni degli aspetti più sorprendenti – o presunti tali – della biologia, passata e presente, per scoprire dove finisce la realtà e dove comincia l'immaginazione.

1. Zombie dal Cretacico: il fungo che invadeva gli insetti

Hai presente The Last of Us, la serie in cui un fungo trasforma gli esseri umani in creature controllate dal parassita? Ebbene, una storia che ricorda da vicino questo scenario si svolgeva già all'epoca dei dinosauri, quasi 100 milioni di anni fa.
Nel 2025, un gruppo di ricercatori ha descritto due nuove specie di funghi parassiti conservate nell'ambra (la resina fossile) della Birmania, risalente al Cretacico medio. I funghi, battezzati Paleoophiocordyceps gerontoformicae e Paleoophiocordyceps ironomyiae, erano associati rispettivamente a una pupa di formica e a una mosca. Si tratta di alcune delle più antiche testimonianze fossili conosciute di funghi patogeni per gli animali.
Il ritrovamento è eccezionale: i funghi hanno corpi molli, che difficilmente si conservano nel record fossile. L'ambra, invece, può intrappolare e preservare dettagli minuscoli, permettendoci di osservare organismi e relazioni ecologiche altrimenti destinati a scomparire.
Le nuove specie condividono caratteristiche con gli attuali Ophiocordyceps, funghi parassiti di insetti. Alcune specie viventi sono famose per la capacità di alterare il comportamento delle formiche infette: l'insetto può essere indotto a raggiungere una posizione favorevole alla dispersione delle spore. Dopo la morte dell'ospite, il fungo cresce attraverso il corpo e produce strutture da cui vengono liberate nuove spore, pronte a infettare altri individui.
Ma attenzione: non possiamo affermare che i funghi fossili manipolassero già il comportamento dei loro ospiti nello stesso modo. I reperti documentano un'antica associazione fra funghi e insetti, non necessariamente la presenza di tutti i sofisticati meccanismi osservati oggi.
La ricerca suggerisce comunque che la storia evolutiva di questi parassiti sia molto antica. Mentre i dinosauri dominavano gli ecosistemi terrestri, nel sottobosco si consumavano storie altrettanto inquietanti, combattute da organismi minuscoli e invisibili ai nostri occhi. E alcuni dei protagonisti sembrano usciti direttamente da un film horror!

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Fungo Ophiocordyceps sphecocephala che cresce su una vespa morta.

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Gerontoformica robustus (syn. Sphecomyrmodes robustus) intrappolata nell'ambra.

Bibliografia
Zhuang Y, Luo C, Tang D, Araújo JPM, Yu H, Zhao J, Haelewaters D, Nyunt TT, Zhang Q, Jarzembowski EA, Meng G, Ran H, Liu Y, Wang B. Cretacicous entomopathogenic fungi illuminate the early evolution of insect–fungal associations. Proc R Soc B. 2025;292(2048):20250407. doi: 10.1098/rspb.2025.0407.

2. Vampiri a otto zampe: le zecche che succhiavano il sangue dei dinosauri

Se pensate che le zecche siano un problema esclusivamente moderno, abbiamo una brutta notizia: questi parassiti erano già in circolazione quando i dinosauri popolavano la Terra. E non si limitavano a passeggiare fra le zampe dei giganti preistorici: alcune si nutrivano del sangue di animali piumati!
Come nella notizia precedente, la prova arriva dall'ambra birmana, che conserva in via eccezionale reperti risalenti a quasi 100 milioni di anni fa. Nel 2017, un gruppo di paleontologi ha descritto diverse zecche cretaciche, fra cui un esemplare intrappolato direttamente su una piuma. Un'altra specie, chiamata Deinocroton draculi in riferimento al celebre conte Dracula, è rappresentata anche da un individuo con il corpo fortemente dilatato, compatibile con un ricco pasto a base di sangue.
Non possiamo stabilire con certezza quale singola specie di dinosauro fosse stata parassitata: la piuma, da sola, non consente di identificare il suo proprietario, dato che molti teropodi le possedevano. Le prove indicano però che le zecche si nutrivano del sangue dei dinosauri piumati, e che il rapporto fra questi vertebrati e i loro parassiti era già consolidato nel Cretacico.
È una scoperta che ci ricorda quanto siano antiche le relazioni fra parassiti e ospiti. Le zecche moderne possono trasmettere malattie a numerosi animali; i loro parenti cretacici potrebbero aver avuto un ruolo analogo negli ecosistemi mesozoici, anche se non abbiamo prove dirette delle malattie che potevano trasmettere.
Insomma, i vampiri non avevano bisogno di castelli gotici o di canini appuntiti: bastavano otto zampe e un ospite inconsapevole!

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Deinocroton draculi su un dinosauro piumato immaturo. La ricostruzione mostra un maschio non sazio (a sinistra) e una femmina che si nutre fino a saziarsi (a destra).

Bibliografia
Peñalver E, Arillo A, Delclòs X, Peris D, Grimaldi DA, Anderson SR, Nascimbene PC, Pérez-de la Fuente R. Ticks parasitised feathered dinosaurs as revealed by Cretacicous amber assemblages. Nat Commun. 2017;8:1924. doi: 10.1038/s41467-017-01550-z.

3. Dinosauri velenosi? Il mistero di Sinornithosaurus e il dilofosauro fantasioso di Jurassic Park

Chi ha visto Jurassic Park ricorderà probabilmente il piccolo Dilophosaurus che apre un vistoso collare intorno al collo e sputa veleno negli occhi della sua vittima. Una scena memorabile, ma quanto c'è di scientifico in questa rappresentazione?
Cominciamo dal collare: non abbiamo prove che il vero Dilophosaurus wetherilli possedesse una struttura simile. Le sue caratteristiche più riconoscibili erano invece le due sottili creste ossee sul cranio, che probabilmente avevano una funzione legata alla comunicazione visiva o al riconoscimento fra individui, anche se il loro ruolo preciso rimane incerto. E le dimensioni? Anche qui Hollywood ha fatto di testa sua: il dinosauro reale era decisamente più grande di quello mostrato sullo schermo.
Il veleno è legato alle dimensioni ed è una questione ancora più interessante da analizzare. Nel film, questa caratteristica è un'invenzione narrativa che contribuisce a rendere Dilophosaurus un animale inaspettatamente pericoloso. Agli occhi di Michael Crichton (l'autore del romanzo) e poi degli sceneggiatori del film, il dilofosauro appariva più gracile degli altri carnivori del Parco, dunque incapace di essere altrettanto efficace come predatore. Per renderlo più minaccioso fu quindi introdotta la capacità di sputare veleno. Nella realtà, questo antichissimo teropode visse nel Giurassico inferiore, molto prima del tirannosauro, e per il suo tempo raggiungeva dimensioni considerevoli: era uno dei maggiori predatori terrestri del Nord America e non aveva bisogno di produrre veleno per sopraffare le prede, come il piccolo erbivoro Scutellosaurus.

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Dilophosauro - Testa del modello in mostra.

Per trovare indizi di un dinosauro velenoso bisogna rivolgersi altrove, o almeno lo si è pensato... Nel 2009 alcuni ricercatori proposero infatti che Sinornithosaurus, un piccolo dinosauro predatore piumato del Cretacico inferiore cinese, potesse essere velenoso. La loro ipotesi si basava sulla forma dei denti, su alcune scanalature e su particolari cavità del cranio, interpretate come possibili elementi di un apparato per inoculare veleno. Nel 2011, una rivalutazione anatomica contestò questa interpretazione. I denti apparentemente molto allungati potevano essere stati spostati fuori dagli alveoli durante la fossilizzazione; le scanalature dentarie erano presenti anche in altri teropodi e le cavità craniche non fornivano prove convincenti della presenza di ghiandole velenifere.
L'ipotesi del Sinornithosaurus velenoso, quindi, non è supportata da evidenze anatomiche sufficienti e, allo stato attuale delle conoscenze, non disponiamo di prove convincenti che alcun dinosauro non aviano possedesse un apparato velenifero.
Questo non significa che nessun dinosauro abbia mai prodotto sostanze tossiche: i tessuti molli, comprese eventuali ghiandole, si fossilizzano raramente. Significa però che, quando ricostruiamo un animale estinto, dobbiamo distinguere ciò che i fossili mostrano e raccontano da ciò che possiamo soltanto immaginare.
La prossima volta che vedrete un dinosauro sputare veleno al cinema, dunque, godetevi la scena: ma ricordate che, almeno per ora, appartiene alla fantasia, non alla paleontologia!

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Ricostruzione di Sinornithosaurus millenii basato su diagramma scheletrico.

Bibliografia
Marsh AD, Rowe TB. A comprehensive anatomical and phylogenetic evaluation of Dilophosaurus wetherilli (Dinosauria, Theropoda) with descriptions of new specimens from the Kayenta Formation of northern Arizona. J Paleontol. 2020;94(S78):1–103. doi: 10.1017/jpa.2020.14.

 

Gong E, Martin LD, Burnham DA, Falk AR. The birdlike raptor Sinornithosaurus was venomous. Proc Natl Acad Sci U S A. 2010;107(2):766–768. doi: 10.1073/pnas.0912360107.

 

Gianechini FA, Agnolín FL, Ezcurra MD. A reassessment of the purported venom delivery system of the bird-like raptor Sinornithosaurus. Palaeontol Z. 2011;85:103–107.

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Simone Maganuco

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