
La mia ultima "fatica" nel campo della ricerca scientifica è descrizione di un nuovo fossile di placodonte, pubblicata sulla Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia.
Come spesso accade si tratta di un lavoro a più mani, che vede come primo autore Stefania Nosotti, che fa parte assieme al sottoscritto (Simone Maganuco) dei ricercatori indipendenti affiliati al Museo di Storia Naturale di Milano, e che ha visto la collaborazione di Federico Confortini, del Museo di Scienze Naturali di Bergamo.
Fu proprio l'ex Direttrice del Museo bergamasco, Anna Paganoni, a invitarci allo studio, trattandosi di un fossile rinvenuto nel territorio bergamasco. Per comprendere meglio l'oggetto e l'importanza della scoperta, riporto qui di seguito i passaggi del comunicato stampa dove potrete trovare anche alcune dichiarazioni di noi autori.
Buona lettura!
Si tratta di un cranio attribuito a Macroplacus raeticus, un rettile marino appartenente al gruppo dei placodonti.
I placodonti, vissuti nel periodo Triassico (all'incirca tra i 250 e i 200 milioni di anni fa), devono il loro nome ai caratteristici denti a forma di piastra che venivano utilizzati, come una macina, per frantumare l'involucro duro dei molluschi e crostacei che facevano parte della loro dieta (detta pertanto "durofaga"). Erano animali più o meno pesantemente corazzati, molti dei quali, come Macroplacus, divennero esteriormente somiglianti alle attuali tartarughe, senza tuttavia essere imparentati con esse.
Il cranio, conservato tridimensionalmente e ancora in piccola parte incluso nella roccia originaria, è stato fortuitamente ritrovato tra le pietre del pendio nei pressi del villaggio di Orezzo (Gazzaniga, Bergamo) dal Signor Pio Carlo Brizzi, il quale lo ha prontamente consegnato al Museo di Bergamo affinché fosse studiato e custodito, come stabilito dalla Sovrintendenza territoriale competente.
"Durante il sopralluogo nella località in cui è avvenuta la scoperta" – dice Confortini – "cercammo di individuare la roccia di origine dalla quale si era staccato il reperto. Per compatibilità litologica con la roccia affiorante per un'ampia zona circostante il sito di ritrovamento, fu possibile stabilire che il fossile proveniva, con ragionevolezza, dalla formazione geologica nota come "Calcare di Zu" del Retico (Triassico superiore)".
"La forma del cranio e i caratteristici denti a piastra hanno suggerito al primo sguardo che si trattasse di un placodonte," – osserva Nosotti – "ma è stato entusiasmante scoprire che il fossile era attribuibile proprio a Macroplacus raeticus, una specie di cui sappiamo poco perché fino ad oggi era rappresentata da un unico esemplare (il cosiddetto olotipo della specie), anch'esso un cranio, proveniente dalle Alpi Bavaresi e descritto nel lontano 1975. Il ritrovamento bergamasco è quindi il secondo al mondo e il primo avvenuto in Italia". Le differenze di dimensioni tra i due crani sono state interpretate come l'appartenenza a diversi stadi di crescita (ontogenetici): il bergamasco rappresenterebbe una forma giovanile mentre il bavarese, grande il doppio, l'adulto.
Il riferimento del nuovo esemplare alla specie Macroplacus raeticus è stato possibile grazie a un approfondito studio anatomico – che si è avvalso anche della tomografia computerizzata (CT scan) eseguita presso il Servizio di Radiologia dell'Ospedale Maggiore di Milano, per esplorare le parti del cranio non visibili esteriormente – al confronto con l'olotipo e con altri placodonti, soprattutto con la specie affine e in parte contemporanea, nota anche in territorio bergamasco: Psephoderma alpinum.
Visione da sotto (palato) e da sopra della stampa 3D del cranio, ottenuta dai dati acquisiti con CT scan e dell'esemplare fossile originale.
"Anche l'analisi filogenetica (cioè, dei rapporti di parentela con le altre specie basati sulle caratteristiche che hanno in comune) condotta nello studio conferma una stretta relazione di parentela tra il nuovo esemplare e Macroplacus," - sottolinea Maganuco – "e rappresenta inoltre un importante aggiornamento del dataset dei placodonti: include infatti nuove descrizioni delle caratteristiche craniche e un riesame degli esemplari che saranno preziose per le future sintesi evolutive".
Macroplacus raeticus è l'unica specie di placodonte conosciuta esclusivamente dal Retico, mentre la sua forte somiglianza con Psephoderma alpinum, vissuto tra il Norico e il Retico, rafforza l'ipotesi di una stretta relazione evolutiva tra questi due antichi rettili marini, rappresentanti finali di un gruppo che scomparve poco prima della fine del Triassico. A giudicare dalla dentatura ipertrofica, composta da piastre enormi rispetto alla superficie del palato, che di fatto occupano interamente, Macroplacus è il placodonte che esprime in modo più estremo l'adattamento durofago del gruppo.
Il nuovo fossile è oggi conservato presso il Museo Civico di Scienze Naturali "Enrico Caffi" di Bergamo, esposto nella sala dedicata al Triassico, accanto ad altri straordinari reperti che raccontano la storia della vita nei mari di oltre 200 milioni di anni fa, e accompagnato da un dipinto a olio donato dal paleoartista Emiliano Troco per celebrare la scoperta.
- Simone Maganuco
NOSOTTI, S., CONFORTINI, F. and MAGANUCO, S. (2025) "A NEW SPECIMEN OF MACROPLACUS RAETICUS SCHUBERT-KLEMPNAUER, 1975 (SAUROPTERYGIA, PLACODONTIA) FROM THE UPPER TRIASSIC OF ITALY, WITH REMARKS ON PLACODONT PHYLOGENY", RIVISTA ITALIANA DI PALEONTOLOGIA E STRATIGRAFIA , 131(3). doi: 10.54103/2039-4942/26086.