
Ciao, sono Simone!
Il lavoro del paleontologo non è solo pala e pennellino:
è soprattutto interpretare ossa, resti incompleti e identità ancora da svelare.
E c'è una storia, tra le più appassionanti, che racconta bene questa sfida: quella del presunto tirannosauro "nano".
Pronti a seguirla passo dopo passo?
Lo scheletro di un individuo non rimane identico per tutta la durata della vita. Durante la crescita, al pari dell'organismo, esso cambia profondamente nelle proporzioni e nelle dimensioni. Pensiamo, per esempio, alla testa dei neonati di Homo sapiens: è molto più grande rispetto al corpo e presenta ossa sottili e non ancora saldate, con una zona centrale più morbida chiamata fontanella. Le ossa dei piccoli, poiché devono crescere rapidamente, sono inoltre molto più vascolarizzate di quelle degli adulti; ciò è osservabile nella sezione dell'osso, che appare più spugnosa.
Anche confrontando tra loro individui adulti si notano differenze, e in molte specie quelle che distinguono i maschi dalle femmine possono essere davvero marcate.
Tutti questi fenomeni naturali valgono anche per gli animali del passato. È compito del paleontologo, attraverso l'analisi dei reperti, riconoscere quali fossili appartengano a giovani, adulti o individui anziani, quali possano essere maschi o femmine e, soprattutto, quali debbano essere attribuiti alla stessa specie o a specie differenti.
A tutto ciò si aggiunge una difficoltà fondamentale: molte specie di dinosauro sono note a partire dallo scheletro di un solo esemplare, spesso incompleto.
Questo rende il lavoro dei paleontologi particolarmente complesso, perché non sempre è possibile interpretare subito in modo corretto i resti a disposizione. Può accadere che, anni dopo, vengano scoperti nuovi fossili appartenenti a un altro individuo e che, per la scarsità di elementi confrontabili, questi vengano inizialmente attribuiti a una specie diversa.
La storia della paleontologia è ricca di casi simili: d'altronde, i paleontologi, veri detective del passato, ricostruiscono la storia della vita servendosi solo di poche tessere di un puzzle immenso. Per questo, con l'arrivo di nuove scoperte, le ipotesi formulate in precedenza possono essere confermate, rafforzate oppure completamente riviste.
Ripercorriamola insieme.
Alla fine del Cretacico, in Nord America, dominava gli ecosistemi il gigantesco Tyrannosaurus rex, scoperto nel 1902 da Barnum Brown e descritto ufficialmente nel 1905 da Henry Fairfield Osborn. Per molti decenni si è pensato che fosse l'unico grande predatore del suo ambiente.
Nel 1942, però, il paleontologo David Dunkle rinvenne nella Formazione Lance del Wyoming un cranio quasi completo di un piccolo teropode. Charles W. Gilmore lo studiò e, nel 1946, lo classificò come una nuova specie di tirannosauride, chiamandola Gorgosaurus lancensis, ma attribuendola al genere Gorgosaurus che oggi sappiamo essere un po' più antico del tirannosauro. Il fossile rimase a lungo un enigma: il cranio mostrava tratti da predatore agile e snello, molto diversi da quelli dei tirannosauri più noti.
Nel 1988, Robert Bakker, Phil Currie e altri ricercatori riesaminarono quel cranio e lo trasferirono in un nuovo genere a sé stante, Nanotyrannus, con la specie Nanotyrannus lancensis. Secondo questa interpretazione si trattava di un tirannosauride piccolo e gracile distinto dal gorgosauro e anche dal T. rex, col quale condivideva lo stesso ambiente.
La proposta aprì un dibattito accesissimo che sarebbe durato oltre trent'anni.
Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, vari studi comparativi sui giovani tirannosauridi rinvenuti in Asia spinsero molti paleontologi a considerare Nanotyrannus semplicemente una fase giovanile del re dei dinosauri, ma le analisi restituivano risultati contrastanti e il problema rimase irrisolto, fino ai giorni nostri.
La svolta è infatti arrivata nel 2025: studi recentissimi hanno dimostrato definitivamente che Nanotyrannus non era un giovane T. rex, bensì un tirannosauride distinto.
Il celebre reperto "Dueling Dinosaurs" è composto da un Triceratopo e un piccolo tirannosauro, morti in un combattimento e fossilizzati assieme. Il tirannosauro ha tutte le caratteristiche per poterlo attribuire a Nanotyrannus e l'analisi delle sue ossa sezionate e messe sotto al microscopio mostra che non era affatto un giovane: aveva circa vent'anni al momento della morte ed era adulto. Lo scheletro, quasi completo, ha inoltre permesso di osservare caratteristiche impossibili da valutare prima: un numero maggiore di denti, un cranio più snello, braccia relativamente più grandi e un numero minore di vertebre caudali rispetto al T. rex.
Queste scoperte pongono dunque fine al dibattito e rivelano che, negli ecosistemi di fine Cretacico, in Nord America convivevano due tirannosauridi differenti: uno gigante, dal morso potentissimo, Tyrannosaurus rex, e uno più piccolo e snello, agile e veloce nella corsa: Nanotyrannus.
- Simone Maganuco