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il paleontologo racconta a natale arrivano le renne ma anche i plateosauri
 

A Natale arrivano le renne ma anche i plateosauri

È di pochi giorni fa la notizia di una importante scoperta paleontologica nel Parco dello Stelvio,

che arricchisce di un'altra bella pagina il diario dei ritrovamenti fossili in Italia.

Si tratta delle prime orme di dinosauro rinvenute in Lombardia,

sono molto antiche e assai numerose!

Le stime preliminari, basate su analisi fotografiche, indicano la presenza di alcune migliaia di impronte (trenta affioramenti distribuiti su quasi cinque chilometri) lungo la Valle di Fraele, sulla sponda meridionale dei Laghi di Cancano.

Le impronte risalgono alla fine del Triassico superiore, tra 227 e 205 milioni di anni fa, quando i dinosauri erano agli albori della loro storia evolutiva. A lasciarle sono stati principalmente dei dinosauri appartenenti al gruppo dei prosauropodi, forse simili ai plateosauri, erbivori corpulenti con collo e coda lunghi ma dall'andatura bipede. Alcuni milioni di anni dopo, nel Giurassico, i prosauropodi avrebbero dato origine a dei veri giganti, i famosi sauropodi, erbivori quadrupedi che comprendono brachiosauri, diplodochi e titanosauri. La densità di orme raggiunge le 4–6 per metro quadrato, a testimonianza del fatto che questi dinosauri si muovevano in grandi branchi, con esemplari di dimensioni grandi, medie e piccole.

il paleontologo racconta a natale arrivano le renne ma anche i plateosauri

Il Parco Nazionale dello Stelvio si trova nell'angolo nord-orientale della Lombardia. Al suo interno la Valle di Fraele occupa la porzione allungata più a ovest, che confina con due parchi svizzeri. Illustrazione di Elio Della Ferrera, Arch. PaleoStelvio (PNS, MSNM, SABAP CO-LC).

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Il complesso delle cime Plator-Doscopa visto dalla riva nord dei Laghi di Cancano, che si trova a 1960 metri di altitudine. Gli affioramenti con le orme dei dinosauri, mai viste sino ad ora, sono distribuiti lungo sette crinali a quote comprese tra i 2400 e i 2800 metri, per quasi cinque chilometri. Per questo si parla di "valle dei dinosauri". Foto di Cristiano Dal Sasso, Arch. PaleoStelvio (PNS; MSNM; SABAP CO-LC).

LA SCOPERTA

 

Domenica 14 settembre 2025, nel corso di un'escursione nella Valle di Fraele (Parco dello Stelvio) per fotografare cervi e gipeti, Elio Della Ferrera nota, con il binocolo, un versante roccioso che espone strati quasi verticali: quello che cattura la sua attenzione sono le numerose depressioni che percorrono quegli strati in lungo e in largo. Alcune sono veramente grandi, fino a 40 centimetri di diametro, altre sono allineate in file parallele.
Avendo a disposizione il resto della giornata, Elio decide di dare risposta, più da vicino, al dubbio che lo attanaglia. Risale faticosamente un ripido pendio e, raggiunta la base di uno degli affioramenti, si rende conto di trovarsi davanti a centinaia di orme fossili. Alcune mostrano chiare tracce di dita e di artigli: sono certamente impronte lasciate da grandi animali del passato.

Il giorno dopo, senza quasi chiudere occhio, Elio Della Ferrera telefona a Cristiano Dal Sasso, paleontologo del Museo di Storia Naturale di Milano, che già conosce per via di una collaborazione precedente, per confermare questa affascinante ipotesi. Viste comparire le prime foto sul cellulare, Dal Sasso quasi non crede ai propri occhi: sono certamente orme di dinosauro, mai segnalate in precedenza.
Nella stessa giornata la notizia di questa eccezionale scoperta viene comunicata alla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Como, Lecco, Sondrio e Varese, responsabile per la tutela dei beni paleontologici, che a sua volta informa la Direzione del Parco Nazionale dello Stelvio, nel cui territorio ricade l'area dei ritrovamenti.

 

Per delimitare l'area degli affioramenti e raccogliere le prime informazioni, la Soprintendenza costituisce un gruppo di lavoro chiedendo la collaborazione del Museo di Storia Naturale di Milano e del Parco Nazionale dello Stelvio, che prontamente si attivano. Il paleontologo del Museo di Milano fa un primo sopralluogo accompagnato dal Nucleo Carabinieri Parco-Valdidentro, dal personale scientifico del Parco e da Elio Della Ferrera, prima che la neve copra tutto. Poi coinvolge l'icnologo Fabio Massimo Petti (MUSE-Trento e Società Geologica Italiana), esperto in orme di dinosauro, e il geologo Fabrizio Berra (Dipartimento di Scienze della Terra "Ardito Desio", Università degli Studi di Milano), esperto della geologia locale e già rilevatore della Carta Geologica d'Italia nell'area di Bormio.
L'analisi delle carte geologiche e delle pubblicazioni più recenti indica che le orme sono conservate in rocce dolomitiche del Triassico superiore, risalenti a circa 210 milioni di anni fa. Sulle Alpi Orientali, Dolomiti incluse, sono noti diversi siti con orme della stessa età geologica, ma queste si rivelano essere le prime orme dinosauriane scoperte in Lombardia e le uniche esposte a nord di una delle più importanti faglie delle Alpi, la Linea Insubrica.

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Nei sopralluoghi, fondamentale è stato il supporto del Nucleo Carabinieri Parco - Valdidentro (nella foto, il Comandante Giacomo Regazzoni). Il loro drone ha mappato e filmato le superfici fossilifere per la prima volta, là dove nessuno è mai arrivato. Foto di Cristiano Dal Sasso, Arch. PaleoStelvio (PNS, MSNM, SABAP CO-LC).

CHE ASPETTO HANNO LE ORME? QUALI DINOSAURI LE HANNO PRODOTTE?


Le orme di gran lunga più numerose hanno una forma allungata e sono state prodotte in gran parte da animali ad andatura bipede. In quelle meglio conservate si riconoscono le tracce di almeno quattro dita. Queste caratteristiche sono più evidenti se si osservano le piste più lunghe e più isolate; dove hanno camminato molti animali le orme si confondono e spesso si sovrappongono. In alcuni casi, davanti alle orme dei piedi si trovano quelle delle mani, che sono più larghe che lunghe e più piccole. In quei punti gli animali si erano probabilmente fermati, appoggiando a terra gli arti anteriori.
Queste camminate sono attribuibili a dinosauri prosauropodi: erbivori dal collo lungo e testa piccola, che sono considerati gli antenati dei grandi sauropodi del Giurassico (come il famoso brontosauro). Di corporatura robusta, i prosauropodi possedevano artigli appuntiti sia sulle mani che sui piedi. In alcune specie, come Plateosaurus engelhardti, gli adulti potevano raggiungere una lunghezza di 10 metri.
In Svizzera e in Germania sono stati trovati molti scheletri di plateosauro, che dunque è il più probabile responsabile (trackmaker) delle orme trovate in Val Fraele. Per le orme, però, i paleontologi usano nomi diversi rispetto agli scheletri, perché non è quasi mai possibile accertare l'esatta identità dei trackmaker. Le orme dei prosauropodi sono chiamate Tetrasauropus, Pseudotetrasauropus, Pentasauropus, Evazoum, a seconda dei dettagli anatomici mostrati. Pseudotetrasauropus è quella che più si avvicina alle orme dei dinosauri dello Stelvio. Tuttavia è anche possibile che queste orme appartengano ad una icnospecie ancora sconosciuta, cui si dovrà dare un nuovo nome. Solo le future indagini di dettaglio permetteranno di classificarle con precisione.
Gli studi previsti ci diranno più precisamente quali grandi rettili hanno percorso questo territorio 210 milioni di anni fa. Fra le tracce non è escluso che ci possano essere anche rettili quadrupedi simili a coccodrilli (arcosauri) e dinosauri predatori antenati del Saltriovenator, che per ora resta l'unico dinosauro carnivoro lombardo di cui conosciamo le ossa.

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Le orme meglio conservate mostrano chiaramente i lunghi talloni, le dita e le impronte degli artigli, nonostante siano state esposte per migliaia di anni a neve e ghiaccio, anche durante le ultime glaciazioni. Foto di Elio Della Ferrera, Arch. PaleoStelvio (PNS, MSNM, SABAP CO-LC).

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Dettaglio di uno strato di dolomia con le camminate di diversi dinosauri evidenziate da falsi colori. I passi lenti e cadenzati indicano una andatura tranquilla da sinistra verso destra. Disegno di Fabio Massimo Petti su foto aeree di Giacomo Regazzoni, Arch. PaleoStelvio (PNS, MSNM, SABAP CO-LC).

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Affascinanti sono le orme che contengono ancora le "controimpronte", ovvero i calchi naturali formati dai sedimenti (in questo caso nerastri) che ricoprirono lo strato di fango calcareo più chiaro dopo che camminarono i dinosauri. Lo strato scuro ha protetto le orme fino a poche migliaia di anni fa, poi ha iniziato a frammentarsi. Foto di Elio Della Ferrera, Arch. PaleoStelvio (PNS, MSNM, SABAP CO-LC).

IN QUALE AMBIENTE HANNO CAMMINATO I DINOSAURI DELLO STELVIO?

 

La posizione attuale degli strati con le orme, quasi verticale, non è quella originaria ma è conseguenza delle enormi deformazioni che hanno portato alla formazione della catena alpina. Tra 227 e 205 milioni di anni fa le rocce che oggi costituiscono queste montagne si formarono come sedimenti calcarei in piattaforme carbonatiche di mare basso con ambienti simili a quelli delle aree tropicali attuali, con piane di marea che si perdevano all'orizzonte, per centinaia di chilometri. Su queste rive lambite dalle calde acque dell'Oceano Tetide camminarono i dinosauri, imprimendo le loro orme nei fanghi calcarei.
Ricoperte e protette da altri sedimenti, quelle camminate si sono conservate inalterate fino a oggi: con il sollevamento delle Alpi e l'erosione dei versanti montani sono tornate di nuovo alla luce. L'esposizione agli agenti atmosferici minaccia la loro preservazione: serviranno fondi per studiarle, valorizzarle e conservarle, utilizzando anche tecnologie di digitalizzazione.

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Ricostruzione paleoartistica di come poteva apparire l'ambiente di circa 210 milioni di anni fa, oggi conservato nelle rocce della Valle di Fraele (Parco dello Stelvio). Lungo la riva dell'Oceano di Tetide, un branco di dinosauri prosauropodi cammina su una estesa piana carbonatica fangosa, durante la bassa marea. Nel branco sono presenti anche dei giovani esemplari, come indicano alcune orme fossili di dimensioni ridotte. Maschi e femmine sono qui immaginati di colore diverso. Illustrazione di Fabio Manucci, Arch. PaleoStelvio (PNS, MSNM, SABAP CO-LC).

Chissà che altre scoperte ci riserverà il futuro!

Chissà che altre scoperte ci riserverà il futuro!

- Simone Maganuco

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