
Lo sapevi che molte delle scoperte paleontologiche avvengono per caso, durante lavori agricoli o scavi di strade, ferrovie, cave e miniere? O anche grazie alle segnalazioni di persone ed escursionisti che, frequentando spesso un luogo, si accorgono di come l'azione del vento e della pioggia (erosione) sgretola in maniera lenta e continua la roccia e a volte comincia a far riaffiorare qualcosa di "insolito", che spesso si rivela essere un reperto.
Una bella emozione, ma cosa fare? A quel punto bisogna avvertire tempestivamente gli studiosi!
I primi ritrovamenti, infatti, spesso consistono in un piccolo frammento isolato che emerge dalle rocce e che occhi inesperti potrebbero scambiare per un semplice sasso. A volte, da questo frammento, gli studiosi arrivano a scoprire il sito fossilifero vero e proprio, che contiene scheletri interi o parti di essi.
Quando il sito è ormai noto, i paleontologi perlustrano sistematicamente l'area, organizzando vere e proprie spedizioni per effettuare nuovi scavi e recuperare altri resti.
Estrarre uno scheletro fossile dalla roccia non è semplice e spesso richiede il lavoro di un team composto da esperti e volontari, e l'impiego di diversi strumenti.
Si scava attorno alle ossa per capire le dimensioni e delimitarne l'area. Esplosivi e mezzi meccanici (ruspe, martelli pneumatici) possono essere usati per rimuovere gli strati di dura roccia circostanti.
Mano a mano che ci si avvicina al fossile, si lavora con maggior precisione e cautela, dapprima con martelli, scalpelli, trapani e scope, poi con pennelli e spazzolini, avendo sempre a portata di mano resine e colle per ricomporre il fossile nel caso qualche pezzo venisse accidentalmente danneggiato.
Durante tutta la fase di scavo, vengono fatti disegni, prese misure e scattate fotografie dell'intera area e la posizione delle ossa viene annotata con cura; ogni singolo osso viene numerato e registrato.
I paleontologi, come detective del passato sulla scena del crimine, raccolgono ogni minimo indizio per capire in che tipo di ambiente viveva l'animale, com'è morto, se la carcassa è stata sepolta nel luogo del decesso o trasportata...
Le ossa più fragili vengono spruzzate e impregnate di resine e collanti che servono a indurirle e consolidarle, oppure sono avvolte in fasce imbevute di gesso e rinforzate con armature metalliche; una volta indurite, possono essere imballate e sono pronte ad affrontare il viaggio, spesso avventuroso e lungo vie accidentate, fino ai laboratori del museo.
- Simone Maganuco