
Proseguiamo la nostra miniserie dedicata al lavoro del paleontologo.
Finora abbiamo seguito i fossili dal momento della scoperta fino allo scavo, abbiamo visto come vengono preparati in laboratorio e come nascono le loro copie fedeli. Ma a questo punto sorgono alcune domande fondamentali: una volta riportato alla luce, come si studia davvero un fossile? E, dopo essere stato analizzato, dove viene conservato?
Tutti gli esseri vissuti in passato e ritrovati sotto forma di fossili vengono identificati in modo preliminare confrontandoli con forme simili, viventi o estinte.
Se il reperto o l'insieme dei reperti, ad esempio un gruppo di ossa di un dinosauro, risulta essere di particolare interesse per la scienza, si procede allora a uno studio più approfondito che possiamo dividere in 6 fasi.
Ogni reperto, dopo che è stato preparato, identificato ed eventualmente studiato, viene numerato e registrato sul catalogo del museo, assieme a tutte le informazioni base che lo riguardano (nome scientifico, anno e luogo del ritrovamento, età, collocazione nel museo, ecc.);
Il reperto, dotato di un cartellino identificativo, viene poi archiviato nelle collezioni del museo, dove rimarrà protetto dal degrado e dalla polvere.
Se però il fossile è particolarmente ben conservato, esteticamente gradevole e significativo dal punto di vista scientifico o didattico, può venire esposto al pubblico nelle sale del museo, accompagnato da pannelli divulgativi che ne raccontano la storia e ne illustrano le caratteristiche peculiari e l'importanza.
Se la maggior parte dello scheletro di un dinosauro è stata ritrovata e studiata, i paleontologi possono cercare di ricostruirlo. Guardando l'anatomia delle varie parti si fanno dei disegni dell'intero scheletro in una posa naturale.
Si procede poi alla ricostruzione, costruendo una struttura il più discreta possibile, fatta di aste e tubi metallici, talvolta tiranti appesi al soffitto, su cui vengono montati i pezzi. Per gli animali più grandi a volte vengono allestiti veri e propri cantieri, con tanto di gru e impalcature!
I pezzi mancanti dello scheletro possono essere sostituiti con calchi, modellati a specchio su quelli dell'altro lato del corpo (ad esempio, copiando la gamba destra, mancante, dalla sinistra completa) o ricostruiti sulla base di animali strettamente imparentati e molto simili; immaginate di dover ricostruire le parti mancanti di un leone: prendereste spunto da una tigre o da un rinoceronte?
Poiché le ossa fossili sono molto fragili, pesanti e troppo preziose perché le si possa rovinare bucandole con viti e bulloni a cui fissare le armature in ferro, molti musei preferiscono ricostruire tutto lo scheletro utilizzando calchi accurati delle ossa originali, che restano invece al sicuro nelle collezioni.
- Simone Maganuco