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Il drago spinoso e i segreti della sua pelle

il drago spinoso e i segreti della sua pelle

Gli iguanodonti sono tra i dinosauri studiati da più tempo:

il genere Iguanodon ha celebrato nel 2025 i duecento anni dalla sua denominazione

ed è oggi uno dei dinosauri meglio documentati al mondo.

Eppure, nonostante due secoli di ricerche,

questo grande gruppo di erbivori continua a riservare scoperte inattese.

Un fossile eccezionalmente conservato proveniente dalla Cina nord-orientale lo dimostra in modo straordinario: la nuova specie Haolong dongi, vissuta circa 125 milioni di anni fa, conserva infatti la pelle in uno stato tale che la sua struttura cellulare è ancora visibile al microscopio e apre una finestra diretta sulla biologia dei dinosauri.

il drago spinoso e i segreti della sua pelle

L'esemplare, morto quando era ancora giovane, presentava grandi squame sovrapposte lungo la coda e una serie di spine di diverse dimensioni distribuite sul corpo che gli hanno meritato il soprannome di "drago spinoso". Strutture di questo tipo non erano mai state osservate prima nei dinosauri e ci ricordano quanto ancora ci sia da scoprire sull'aspetto e sulla diversità del tegumento nei dinosauri.

Le analisi hanno rivelato che queste spine erano coperte di cheratina e perciò avrebbero potuto avere una funzione difensiva, proteggendo zone delicate come la gola e, in generale, rendendo l'animale più difficile da afferrare o da ingoiare per i predatori che condividevano lo stesso ambiente.

È possibile che svolgessero anche un ruolo nella termoregolazione, proprio come le spine di alcuni rettili odierni, creando microzone di ombra, modificando il flusso dell'aria a contatto con la pelle e aumentando la superficie corporea o nella percezione sensoriale, un po' come le vibrisse nei mammiferi, ma in versione "squamata" e meno specializzata.

il drago spinoso e i segreti della sua pelle
il drago spinoso e i segreti della sua pelle
il drago spinoso e i segreti della sua pelle

Haolong dongi appartiene alla grande famiglia degli iguanodonti, la stessa dei celebri esemplari di Bernissart conservati a Bruxelles e si colloca alla base della linea evolutiva che porterà agli adrosauri, i famosi dinosauri "a becco d'anatra". Possiamo dunque affermare che fosse un parente stretto anche del nostro Tethyshadros insularis ritrovato in Italia.

La specie è dedicata a Dong Zhiming, pioniere della ricerca sui dinosauri in Cina, mentre ci tengo a ricordare che tra gli autori dello studio figurano anche due ricercatori italiani, amici di Dinosauri in Carne e Ossa: Filippo Bertozzo, specialista di ornitopodi, e Fabio Manucci, paleoartista che ha realizzato la ricostruzione dell'aspetto in vita dell'animale, contribuendo a tradurre i dati scientifici in un'immagine plausibile e comprensibile da tutti.

Fossili come questo ci ricordano che anche i gruppi di dinosauri più studiati possono ancora sorprendere, e che la natura, nei suoi mille esperimenti evolutivi, ha lasciato tracce spettacolari che attendono ancora di essere scoperte.

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Alla prossima avventura nel tempo!

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