
Coprolite di Tyrannosauro
Se pensavate che i fossili raccontassero soltanto la storia di ossa, denti e scheletri, preparatevi a cambiare idea. A volte, infatti, ciò che resta del passato è decisamente meno... elegante: vomito e feci fossilizzate possono raccontare moltissimo ai paleontologi sulla vita degli animali preistorici così come danno agli zoologi tante informazioni sugli animali di oggi.
I plesiosauri non erano dinosauri, bensì rettili acquatici vissuti nei mari e negli oceani del Mesozoico, proprio mentre i dinosauri dominavano sulla terraferma. Una ricerca appena pubblicata su Geological Magazine da Dirk Knaust ha analizzato più di venti strane masse fossili provenienti da antichi sedimenti del Mare del Nord, oggi conservati nei carotaggi effettuati al largo della Norvegia. Si tratta di regurgitaliti, cioè resti fossilizzati di materiale rigurgitato: piccoli ammassi contenenti gusci di molluschi, tubi di vermi marini (le strutture da loro abitate), resti di crinoidi (i gigli di mare) e frammenti vegetali.
La particolarità è che questi organismi vivevano in acque marine con una salinità relativamente stabile, mentre le masse fossili si trovano in sedimenti che un tempo si depositavano in una zona di delta fluviale, dove l'acqua dolce rendeva difficile la loro presenza. Secondo Knaust, l'interpretazione più probabile è quindi che alcuni rettili marini, probabilmente plesiosauri come Cryptoclidus, si nutrissero sul fondale in mare aperto e poi raggiungessero acque più vicine alla costa per riposarsi e rigurgitare in tutta tranquillità tutte le parti dure e indigeribili del loro pasto.
Vomito di 160 milioni di anni fa - credit Dirk Knaust
Il vomito fossile non riguarda soltanto i rettili marini. Un altro caso curioso è stato studiato recentemente da Elisabete Malafaia e colleghi, che hanno esaminato una mascella appartenuta a un giovane Allosaurus, proveniente dalla celebre località di Guimarota, in Portogallo, e risalente al Giurassico, circa 155 milioni di anni fa. I denti mostrano infatti uno strano fenomeno di corrosione: le loro corone, nella parte che si trovava al di fuori della gengiva, sono fortemente danneggiate, mentre il resto dell'osso è praticamente intatto. Secondo i ricercatori, questo particolare schema è compatibile con l'azione dei succhi digestivi e suggerisce che l'animale fosse stato parzialmente digerito e poi rigurgitato. Non è possibile stabilire con certezza chi fosse il responsabile: l'ipotesi più probabile è un altro teropode non aviano, ma non si possono escludere completamente uno pterosauro o un coccodrillomorfo. È un raro caso documentato di dinosauro predatore che è stato predato e solo parzialmente digerito e potrebbe aiutare anche nella ricostruzione dell'aspetto dei dinosauri, perché ci fa capire quanta parte di ciascun dente era protetta dalle gengive e quanta era invece esposta, in questo caso ai succhi gastrici del predatore.
Mascella di allosauro parzialmente digerita
Questi nuovi studi aggiungono dunque un piccolo ma curioso tassello alla conoscenza dei plesiosauri e degli allosauri, mostrando come anche una cosa apparentemente disgustosa e poco interessante, come il vomito, possa lasciare una significativa traccia fossile. E se il vomito può fossilizzarsi, naturalmente anche la cacca può farlo...
I coproliti, cioè le feci fossilizzate, sono vere e proprie istantanee della dieta degli animali del passato. Uno dei casi più spettacolari è stato descritto nel 1998 da Karen Chin e colleghi: un enorme coprolite del Cretacico, proveniente dal Saskatchewan e attribuito con ogni probabilità a un tirannosauro, quasi senza dubbio Tyrannosaurus rex. Al suo interno, tra il 30 e il 50% della massa è costituito da frammenti di ossa che quindi venivano passate dall'animale senza essere digerite.
Forse ancora più interessante è un'altra scoperta del 2003. Karen Chin, David Eberth, Mary Schweitzer e colleghi identificarono in un coprolite di un tirannosauride del Cretacico dell'Alberta (forse Albertosaurus) alcune strutture microscopiche interpretate come tessuto muscolare non digerito. Si tratta di una testimonianza eccezionale delle condizioni del processo digestivo ma anche della rapidità con cui il materiale fecale è stato fossilizzato, per poter conservare addirittura dei tessuti muscolari.
Un modello di Tyrannosaurus nella mostra di Gubbio
E oggi abbiamo una nuova, straordinaria pagina di questa storia. Un team internazionale guidato da Jingmai K. O'Connor ha studiato un coprolite di circa 66 milioni di anni fa, proveniente dalla Formazione Hell Creek del Montana, nel quale sono state trovate piume, frammenti ossei e altri resti. Una delle piume è eccezionalmente conservata sulla superficie del reperto: si tratta, secondo gli autori, della prima piuma fossile identificata all'interno di un coprolite.
Le caratteristiche della piuma e la presenza di ossa associate suggeriscono che appartenessero a un uccello acquatico del gruppo degli Hesperornithiformes, animali imparentati con gli uccelli moderni ma ormai estinti. Il coprolite, invece, fu prodotto da un teropode carnivoro di medie dimensioni, tra le cui possibili identificazioni gli autori considerano un giovane Tyrannosaurus, Nanotyrannus o Anzu.
SOPRA: Piuma di Hesperornithiformes nel coprolite
SOTTO: Scheletro di Hesperornis regalis al museo Smithsonian di Storia Naturale - Wikimedia Commons
Insomma, per ricostruire la vita nel Mesozoico la paleontologia può ricavare informazioni preziose anche dai resti più improbabili e dalle tracce apparentemente meno eleganti del passato, che però, per fortuna di che le studia, sono ben fossilizzate e pietrificate.
Riferimenti scientifici
Knaust, D. (2026). The fate of supposed plesiosaur vomit from Jurassic delta deposits offshore Norway. Geological Magazine, 163, e43. DOI: 10.1017/S0016756826100806.
O'Connor, J. K., DeMar, D. G. Jr., Carroll, N. R., Chin, K., Armour Smith, E., Holland, M., Clark, A. D., Cooper, C., Kuo, P.-C., Tobin, T. S., Celestian, A. J., Bottjer, D. J., Chiappe, L. M. & Wilson Mantilla, G. P. (2026). Bird feathers from a Late Cretaceous coprolite. Current Biology. DOI: 10.1016/j.cub.2026.08.054.
Chin, K., Tokaryk, T. T., Erickson, G. M. & Calk, L. C. (1998). A king-sized theropod coprolite. Nature, 393, 680–682. DOI: 10.1038/31461.
Chin, K., Eberth, D. A., Schweitzer, M. H., Rando, T. A., Sloboda, W. J. & Horner, J. R. (2003). Remarkable preservation of undigested muscle tissue within a Late Cretaceous tyrannosaurid coprolite from Alberta, Canada. Palaios, 18(3), 286–294. DOI: 10.1669/0883-1351(2003)018<0286>2.0.CO;2.
Malafaia, E., Maggia, B. & Rauhut, O. W. M. (2026). Digestion corrosion marks on a hatchling Allosaurus (Dinosauria, Theropoda) maxilla from the Upper Jurassic of Guimarota (Leiria, Portugal). Papers in Palaeontology, 12(3), e70100. DOI: 10.1002/spp2.70100.
Simone Maganuco